VITA DA CONVITTORI
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Il discorso di Francesca in occasione della festa di fine anno 2026 presso il Convitto "R. Bonghi"

Buonasera a tutti: signore, signori, educatori e ragazzi.
Vorrei partire ringraziando i miei genitori, che mi hanno dato l'opportunità di vivere questa esperienza in convitto. Spesso si sente parlare male del convitto, quasi come se fosse un carcere solo perché ci sono delle regole da rispettare. E sì, lo ammetto, anche io mi lamentavo spesso... anzi, sempre! Però, con il tempo, ho capito che la realtà è ben diversa: il convitto ti dà tanto.
Ho capito cosa significa davvero convivere con altri ragazzi e ragazze, dai più grandi ai più piccoli. L'adolescenza è un periodo strano, in cui cambiamo continuamente pensieri e stati d'animo, e farlo qui ha cambiato tutto. Per me questo posto è diventato una casa e voi siete la mia seconda famiglia. Ho imparato il vero significato dell'amicizia e della responsabilità, ma soprattutto ho scoperto il vero valore di me stessa.
Vivere con una settantina di ragazzi, tutti di paesi diversi e provenienti da posti lontani l’uno dall’altro — da San Severo, Torremaggiore, San Bartolomeo in Galdo, Deliceto, e molti altri — non è semplice. Ma è stato divertente viverli giorno dopo giorno, imparando i vostri dialetti , facendo gli  scemi" a tavola riempiendo i bicchieri fino all'orlo, urlare tirandoci le palline ma è stato bello anche nel  confrontarsi e a volte litigando persino per una partita a carte, a pallavolo,o a biliardino 
Certo, non è tutto perfetto: ci sono stati i momenti di difficoltà nel socializzare , le lamentele sul cibo o sull’acqua. Ma è proprio grazie a tutto questo, che si impara a crescere insieme. Ho capito il vero significato del detto "chi trova un amico trova un tesoro".
Ci tengo a fare dei ringraziamenti speciali:
 Alla Prof.ssa Giusy: Mi sei entrata nel cuore fin dal primo momento, con il tuo siciliano e l'indimenticabile danza del serpente!
 Alla Prof.ssa Michelina: Grazie per tutti i rimproveri... per i ritardi, le magliette troppo corte, il telefono a tavola. Oggi capisco che erano tutti per il nostro bene.
 Al Prof. Ale: Non dimenticherò mai tutti i suoi consigli sulla cucina e sulla vita. Grazie per avermi fatto assaggiare i piatti di MasterChef!
 Al Prof. Di Iorio: Vi devo dire la verità, non so come facciano i ragazzi, ma io avrei paura a farvi arrabbiare!
 Alla Prof.ssa Marianna: Dopo due anni di discussioni, quest'anno è stato strano. Siamo andate d’accordo senza litigare.Grazie per essermi stata vicina quella sera del mio "sclero".
 Alla Prof.ssa Annalisa: Anche se non siamo sempre andate d'accordo, la ricorderò con tanto affetto.
A colui che c’è sempre stato in ogni momento, a colui con cui posso confidarmi e scambiare i miei pensieri, a colui che ha fatto di tutto per farci divertire, a colui da cui andiamo a lamentarci per qualsiasi cosa. In questo posto è stato una delle figure più importanti, come un secondo papà. Parlo proprio di lei, Prof. Pacilli!
 Al Prof. Pasquale: Non mi dimenticherò mai della vostra pazienza e della prima volta che vi ho visto in convitto, quando abbiamo litigato per un pallone da pallavolo.
Un grazie immenso va anche a tutti i professori che mi hanno accompagnata dai primi anni e che sono presenti oggi. Non vi dimenticherò mai.
Mio Dio, che strano effetto fa dire "ultimo anno"! 

Oggi è la nostra ultima cena insieme, dopo 4 lunghissimi e indimenticabili anni.
Infine, vorrei ringraziare le mie compagne, le ragazze che mi hanno sopportato nei miei momenti di pazzia. Lo so, a volte facevo la "bulla" — in senso buono! — e so di essere stata antipatica quando alzavo la voce perché mi davate fastidio mentre voi vi stavate divertendo. Ma so anche che, sotto sotto, ci vogliamo bene. Mi dispiace molto lasciare le ragazze a cui mi sono affezionata e che l'anno prossimo non rivedrò, ma non vi dimenticherò mai.
Aleee, pensavi che parlassi in generale? A te, che nella tua timidezza mi hai dato tanto, dico grazie di tutto. Sei un pezzo di me. Non abbiamo mai litigato? Sì, abbiamo litigato! Perché dovete sapere, cari genitori, che qui prima si litiga e poi si diventa amiche inseparabili… Dicevo, Ale, ti ricordi quelle volte che mi arrabbiavo perché sei un po' disordinata e lasciavi sempre l’armadio aperto? Beh, anche per questo ti voglio bene.
Lu, anche se negli ultimi anni abbiamo litigato e spesso non ci siamo parlate, ti voglio bene. Cavolo, abbiamo finito! Io e te ci conosciamo dal primo anno e siamo arrivate in quinta, non so come! 🤣 Ricordo che tra le pareti silenziose del bagno, abbiamo condiviso le nostre difficoltà e, trovando ascolto e comprensione reciproca, abbiamo trasformato la fragilità in un legame sincero di amicizia e sostegno: tu consolavi me e io consolavo te. Sì ragazzi, sarà strano sentirlo, ma anche io e Lucia abbiamo avuto delle piccole difficoltà, ma stando in questo posto si cresce, e tanto.
Sì... sicuramente starete pensando: "Ma quando finisce questa?". Ho quasi finito, un'ultima cosa.
A chi resta lascio un augurio: godetevi tutto, dalle cose belle alle cose brutte, perché sono momenti che resteranno incisi nel vostro cuore. Spero che un domani racconterete di me alle future "primine", proprio come io ho fatto con voi, ricordando chi è passata di qui prima di voi…
Vi voglio un bene infinito e rimarrete per sempre nel mio cuore.
Grazie a tutti!
La vostra Kekkina

La lettera di Michele

Lettera di Michele La Porta, ex convittore del Convitto Annesso all'IPEOA "E. Mattei" di Vieste
Ormai è da cinque anni che frequento l'IPEOA E. Mattei e usufruisco del convitto annesso alla scuola. Questi ultimi due anni sono stati molto particolari per via della pandemia da covid-19. Purtroppo non ho potuto godere al meglio gli ultimi anni che sono i più belli di tutti. È strano stare per così tanto tempo lontano da istitutori, insegnanti e soprattutto amici che dopo cinque anni diventano come fratelli. È difficile non condividere più la stanza con i tuoi amici durante la settimana. È difficile anche partecipare alle videolezioni con le connessioni lente e gli occhi che bruciano. Eh sì, purtroppo in queste condizioni è tutto strano e difficile perché dopo cinque anni il convitto diventa come una seconda casa e i componenti come una seconda famiglia e staccarsi da loro è molto complicato. Ricordo come fosse successo ieri il mio primo giorno in convitto: ero spaesato, non sapevo dove mi trovavo e volevo tornare a casa, ma con il tempo ho capito che non avrei potuto fare a meno del convitto. Ora che sono quasi giunto al termine di questo ciclo sento che mi mancherà tutto: la scuola, gli insegnanti, gli istitutori, le sveglie del mattino, la mensa, le partite a ping pong, a biliardino o a calcetto, la libera uscita, la sala pesi, lo studio pomeridiano, i pomeriggi passati in hall o in sala decorazioni, le serate alle panchine le feste e tanto altro, ma in particolar modo gli amici di scuola e del convitto con i quali ho stretto rapporti indimenticabili.
Ai nuovi convittori del prossimo anno: vi auguro di vivere la scuola e il convitto al meglio (magari senza restrizioni o vari problemi legati al covid!), di conoscere istitutori e amici con il quale legherete per i prossimi cinque anni e di divertirvi più che potete perchè gli anni passati qui sono i migliori di tutta la vita.
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