Periodo: Carnevale
Partecipanti: Convittori e Personale Educativo del Convitto "R. Bonghi"
Il viaggio è iniziato nel cuore della notte, lasciando le colline di Lucera per risvegliarsi avvolti dalla nebbia sottile della Laguna. Appena scesi alla stazione di Santa Lucia, i ragazzi sono stati travolti da un’esplosione di colori e suoni: Venezia non è solo una città, è un palcoscenico a cielo aperto.

Il tragitto verso l'alloggio, rigorosamente in vaporetto, ha offerto il primo sguardo d'insieme sul Canal Grande. Tra palazzi storici e gondole, i convittori hanno subito compreso che qui le regole della viabilità sono scritte sull'acqua.
Le giornate si sono snodate tra percorsi culturali e momenti di pura meraviglia:
Piazza San Marco: Definita "il salotto d'Europa", ha accolto il gruppo con la maestosità della Basilica e del Campanile. I ragazzi hanno potuto ammirare da vicino le maschere più sontuose, scattando foto ricordo con "patrizi veneti" e "dame del Settecento".

Palazzo Ducale: Un tuffo nella storia della Serenissima. Attraversare il Ponte dei Sospiri è stato un momento di riflessione sulla giustizia e la libertà del passato.
L’Arte del Vetro a Murano: Una tappa obbligata dove i convittori hanno assistito alla magia del vetro soffiato. Vedere una massa informe trasformarsi in un cavallo rampante in pochi minuti ha lasciato tutti a bocca aperta.
L'aspetto più bello del viaggio è stata la convivialità. Lontani dalle mura amiche di Lucera, lo spirito del Bonghi si è rafforzato:
Le calli e i campielli: Perdersi tra le calli meno battute ha permesso di scoprire la Venezia autentica, quella dove il tempo sembra essersi fermato, e di fare degli incontri inaspettati.

Serate in Gruppo: La sera, dopo chilometri di cammino, il gruppo si riuniva per commentare le maschere più bizzarre e i momenti più divertenti della giornata.
"Venezia durante il Carnevale non è solo una festa, è un’emozione che ti entra dentro. Vedere i nostri ragazzi così curiosi e partecipi è la prova che il viaggio è la forma più alta di educazione."
Il ritorno verso casa è stato accompagnato da un mix di stanchezza e nostalgia. Nelle borse, oltre ai souvenir in vetro e alle maschere di cartapesta, i convittori hanno portato con sé la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza unica, capace di unire cultura e divertimento in una cornice irripetibile.





